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Calabria: Catanzaro la città delle V


Questo è un racconto, come tutti i miei racconti alla scoperta dell'Italia, che narra il presente tra passato prossimo e scoperta del passato remoto di Catanzaro, una gran bella città, nonostante le amministrazioni locali assieme a palazzinari senza scrupoli, gli uni e gli altri, abbiano fatto di tutto per coprirla di colate di cemento.








Al pari del destino che l'apparenta alla regione di cui è capoluogo, e forse anche più, Catanzaro, nonostante l'importanza amministrativa che, come capoluogo di provincia e di regione, la pone come hub della rete istituzionale nazionale, è sconosciuta ai più. 
Perfino scrittori e viaggiatori per l'Italia, non l'hanno raccontata; Goethe nel suo Viaggio in Italia del 1786-88, salta la Calabria a pié pari, anzi via mare, andando da Napoli in Sicilia; Guido Piovene, nel suo Viaggio in Italia del 1950, visita la Calabria ma dedica a Catanzaro solo tre righe. Forse perché è una città riservata e si svela solo a chi si innamora vivendola.
Così avvenne per lo scrittore e patriota Luigi Settembrini - napoletano trasferìtosi con la moglie dopo aver vinto nel 1835 il concorso per la cattedra di Eloquenza e Greco nel liceo Galluppi di Catanzaro - legato alla città da un particolare rapporto affettivo: "Io le voglio un gran bene a quella città di Catanzaro, e piacevolmente mi ricordo sempre di tante persone che vi ho conosciute piene di cuore e di cortesia, ingegnose, amabili, ospitali. 
La città è sita sovra un monte in mezzo della Calabria: dietro le spalle le van sorgendo altri monti sino alla gran giogaia della Sila, che di verno si vede coperta di neve, e su la neve sorgono nereggianti i pini: dinanzi le sta un vastissimo terreno ondulato di colline che sono sparse di giardini, di orti, di case, di vigne, di oliveti, d’aranceti, e di pascoli dove biancheggiano armenti: e tutto quel terreno si curva in arco sul mare Ionio che tra i capi Rizzuto e Badolato forma il golfo di Squillace. 
Il mare è distante da la città sei miglia, ma ti pare di averlo sotto la mano, e ne odi il fragore: vi si discende per una strada che va lungo un torrente, e quando sei su la riva trovi un villaggio che chiamano la Marina, dove i signori hanno loro casini e la primavera vanno a villeggiare." Così recita l'l’incipit del X capitolo del primo volume delle sue "Ricordanze della mia vita" che Settembrini dedica interamente alla città; e quale miglior sintesi potrebbe disegnare una città
Settembrini racconta la bellezza di una città che già nell’Ottocento appariva quella che è ancora oggi, unica e affascinante, del suo liceo Galluppi, allora uno dei quattro del Regno d'Italia, dove studiò mio padre Giovanni e insegnò scienze naturali per trent'anni il mio bisnonno Salvatore Rotella.
Quell’amabilità che sta nella cortesia, nella signorilità, nel culto dell’ospitalità, nell’attaccamento orgoglioso alle proprie origini, alle antiche tradizioni, proprie ancora oggi del popolo catanzarese e calabrese. 



Catanzaro è poggiata su tre colli come su nido d'aquila; pertanto, gode di una magnifica posizione panoramica su un lungo sperone dai fianchi dirupati, dominante la confluenza dei torrenti Fiumarella (nel dialetto locale Hjiumareddha, anticamente detto Zaro), Musofalo, Corace (anticamente detto Crotalo), il maggiore in termini di portata d'acqua e che delimita il confine comunale a sud, ed Alli, che delimita il confine comunale a nord.



Per questo Catanzaro è anche detta Città dei tre colli corrispondenti ai tre colli rappresentati anche nello stemma civico: colle di San Trifone (oggi San Rocco), colle del Vescovato (oggi Piazza Duomo) e colle del Castello (oggi San Giovanni). 



Si affaccia sul golfo di Squillace, nel mar Ionio, la vista è magnifica, aperta da ogni lato ad un paesaggio diverso: montano alle spalle, circondato da colline e conosciuta come la "Città tra due mari", in quanto situata nell'istmo di Catanzaro, ovvero la striscia di terra più stretta d'Italia, dove soli 30 km separano il mar Ionio dal mar Tirreno. Ciò consente di vedere contemporaneamente, dai quartieri nord della città in alcune giornate particolarmente limpide, i due mari e le isole Eolie.


L'odierno territorio comunale, quindi, si estende dal mare fino all'altezza di circa 600 metri, col Municipio a metà strada a 320 m. Comprende una zona costiera sul mar Ionio Catanzaro Lido con 8 km di spiaggia e un porto turistico; da qui il centro abitato, senza soluzione di continuità, risale la valle della Fiumarella (anticamente detta fiume Zaro), sede di un forte sviluppo urbanistico, fino ai i tre colli su cui sorge il centro storico della città e che si ricollegano con la Sila verso Nord. 
Per la sua particolare orografia il territorio comunale pur bagnato dal mare, è soggetto a fenomeni nevosi d'inverno, nonostante il clima sia tipicamente mediterraneo, di tipo temperato, se pur caratterizzato dalla presenza costante di fenomeni ventosi anche di forte intensità, soprattutto nei mesi primaverili ed autunnali.

Il mio amore, la mia passione ed affetto per questa città partono da lontano, e non solo perché vivo altrove; nonostante non vi sia nato, da quando ero bambino, e senza averla mai vista, amavo affermare di essere di Catanzaro e di esserne fiero. In effetti, da parte di padre, ne sono originario, mia nonna era catanzarese doc con tanto di palazzetto di famiglia in scesa Leone, con omonima Farmacia in cima alla scalinatella all'angolo con corso Mazzini, oggi cambiata nella direzione e nel nome, in salita Mazzini
Mi ha sempre indignato il fatto che non esistevano fotografie di Catanzaro; mi ribellavo alla risposta dei miei colleghi fotografi che dicevano di non aver mai fotografato Catanzaro in quanto non c'è nulla di bello da vedere.


La realtà è che, superata la scenografica quinta di palazzoni, Catanzaro ha un cuore caldo, un piccolo centro storico che parla d'antico.
Ed io amavo passare dietro le quinte, dalla Catanzaro antica, quella romantica, quando, amante del viaggiar lento, fino a qualche anno fa, iniziando a frequentarla, scendevo col treno delle 23.30 proveniente da Roma; dopo sei ore, uscito da una breve galleria, mettevo piede sulla banchina della piccola ma suggestiva ricca di atmosfera, stazione di Catanzaro Sala. Erano gli anni 2000 e il viaggio era reso più lungo causa un problema tecnico. Il treno diretto a Reggio Calabria, era composto da due convogli che arrivati a Lamezia Terme, si sganciavano: uno proseguiva per la linea tirrenica e l'altro per la Jonica, che veniva raggiunta deviando per Catanzaro e Catanzaro Lido. il convoglio, quindi, veniva posto su un binario morto per due ore, in attesa di essere agganciato da una motrice a nafta, in quanto la tratta catanzarese e la Jonica non erano, e non sono a tutt'oggi, elettrificate. 



Così alle 6.30 del mattino, sceso dal treno, un po' infreddolito, mi rifugiavo nel bar della stazione deserta, per fare colazione con un caffé - o meglio, un ahé in catanzarese -, ma soprattutto con una golosa ciambella, non una ciambella normale, ma una specialità catanzarese, una sorta di pitta dolce che, al posto del 'u murseddu è ripiena di crema pasticcera.



Perché parlo al passato, perché, scandalosamente, il capoluogo di regione è stato tagliato fuori dalla rete ferroviaria nazionale; Catanzaro Sala, aperta all'esercizio nel 1899, rappresentò la stazione di riferimento del capoluogo calabrese fino alla sua chiusura, avvenuta nel 2008. 
Scaldato e rifocillato uscivo nella piazza della stazione e in 8 minuti a piedi raggiungevo Contrada Funicolare Bova per prendere quella funicolare che era stata costruita appositamente per collegare la stazione a valle con il centro storico a monte. Comincio a salire; Vico della Stazione, svolto a sinistra per via della Stazione mi dirigo a destra sulla via dei Bizantini poi a sinistra per Contrada Pié Funicolare ed infine a destra per Contrada Funicolare Bova per salire in 2 minuti a Piazza Roma, 678,37 metri con pendenza media del 28,14% ed un dislivello di 158,23 metri. La funicolare fu attivata nel 1998 ricostruendo la tratta a funicolare della cosiddetta "tranvia automotofunicolare", funzionante dal 1910 al 1954. Era una linea tranviaria che collegava inizialmente la stazione FS di Catanzaro Sala con piazza Indipendenza, attraversando il centro cittadino.

Arrivato a piazza Roma mi trovo davanti l'inizio del lungo corso Mazzini che taglia in due il centro storico da nord a sud. 
L'aspetto urbanistico attuale del centro storico rispecchia in gran parte il rinnovamento edilizio effettuato tra il 1870 e il 1900, con l’apertura del lungo corso Vittorio Emanuele Il (ora corso Mazzini), che tagliò longitudinalmente l’abitato da piazza Roma all’attuale piazza Matteotti. 

Oggi il centro storico è un contenitore naturale dove confluiscono le differenti culture che hanno contribuito a plasmare la storia di Catanzaro; nel suo caratteristico disegno urbanistico Catanzaro incarna le tradizioni e l'architettura di tutte le popolazioni che nel corso dei secoli hanno fortificato e costruito  la città, ma soprattutto evidenti sono i segni dei tanti cataclismi che hanno colpito Catanzaro; in primis i vari terremoti che hanno distrutto o danneggiato alcuni fra i principali edifici e monumenti o i bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale.

Tuttavia ha inciso pesantemente e negativamente anche la mano dell'uomo. I vari piani regolatori redatti a partire da fine Ottocento fino alla metà del Novecento non hanno mai portato ad una completa riqualificazione del nucleo storico, ma solo ad un’espansione di brutti quartieri. 
Icone della storia della città sono state demolite, l'antica Porta di Mare o lo storico Teatro Comunale, ribattezzato San Carlino, sostituito dal discutibile teatro Politeama inaugurato nel 2002. 
Tuttavia sono rimaste le principali architetture religiose, pregevoli palazzi storici ed edifici monumentali, piazze ed antichi conventi, la maggior parte collegati alle tante chiese presenti su tutto il territorio. 

Quindi, nonostante le calamità e le ristrutturazioni, il carattere di borgo fortificato medioevale è ancora evidente assieme a valori ambientali identitari della parte più antica, percorrendo l’intrico di strette viuzze e vicoli dei suoi caratteristici rioni che mantengono un’atmosfera intima e segreta.

Inizio la mia conoscenza della città proprio con un giro nella parte antica, quella che più mi interessa, in quanto i monumenti che nel corso del tempo si sono ritagliati uno spazio importante nella storia e nella memoria dei catanzaresi, sono quasi tutti disseminati nel centro storico.
L'itinerario comincia con l‘alberata piazza Matteotti, posta tra i quartieri moderni a nord e il nucleo storico a sud.



Qui è il simbolo della città, la fontana monumentale del Cavatore che rappresenta la forza e la tenacia dei catanzaresi. Incastonata nella parte residua del muraglione dell’ex carcere giudiziario eretto ov’era l'antico Castello Normanno, risalente ai tempi di Roberto il Guiscardo (1060). 

«Entrò vittorioso Roberto [il Guiscardo] anno 1055 - si fè giurare homaggio e conoscendo, che il dominio della Calabria dipendeva assolutamente dall'assicurarsi di questa Piazza, sì per esser in sito naturalmente inespugnabile, come per star situata nel centro della Provincia, per dove con facilità si può tramandar a gli altri luoghi soccorso in tempo di guerra, vi fondò un fortissimo Castello in quell'estremo della Città, sopra un masso di scoglio al di fuori tagliato, con torri e bastioni sì bene intesi, che alla fortezza sua naturale congiunti, lo resero sicuri di batteria e di scalate... »


(Vincenzo D'Amato, Memorie historiche dell'illustrissima, famosissima, e fedelissima città di Catanzaro, 1670)

Una prima digressione al mio percorso principale; a destra del Cavatore, prendo via Carlo V che, scendendo sul lato della rupe, è una strada panoramica con vista sulla valle della Fiumarella sormontata dal grandioso ponte ad un’arcata, uno tra i più arditi del mondo.





Una vera e propria opera d'arte ingegneristica viene considerato il Ponte Bisantis (detto anche Viadotto Bisantis, Viadotto Morandi o "U ponta e Catanzaru" in dialetto catanzarese), un ponte ad arco stradale e pedonale. Composto da un'unica carreggiata e da 3 corsie, due in direzione Sud-Ovest e una in direzione Nord-Est, costruito su una sola arcata, collega il centro di Catanzaro con il rione De Filippis e con la periferia nord della città (Mater Domini, Gagliano) situati dall'altro lato della valle del torrente Fiumarella. Fu costruito su progetto del già illustre Ing. Riccardo Morandi. All'epoca dell'inaugurazione era il secondo ponte ad arco singolo in cemento armato. al mondo per ampiezza della luce. Al giorno d'oggi, pur essendo uscito dai primi 20 di questa classifica, rimane una pietra miliare nella storia dell'ingegneria mondiale, della città di Catanzaro e della Nazione. È considerato come un vero e proprio monumento, nonché il simbolo della città dei tre colli. La lunghezza della sede stradale è di 468,45 m mentre 110 m è l'altezza massima che lo separa dal fondo valle. il caratteristico arco ha un'ampiezza di 231 m luci mentre la sua struttura scatolare misura in chiave 10,50 m e alla base 25 m.

Torno alla fontana del Cavatore che mi introduce al centro storico, e comincio a camminare col mio passo lento e sguardo attento a scandagliare ogni cosa, pronto a scattare le mie foto, lungo Corso Mazzini che come detto, rappresenta l’animata arteria principale della parte antica della città, che attraversa longitudinalmente con qualche dislivello e allargandosi in piazze e piazzette, fiancheggiato in gran parte da edifici tardo ottocenteschi.
La situazione urbanistica di Corso Mazzini, fino agli anni trenta si presentava problematica a causa delle ristrette dimensioni, infatti l'arteria in alcuni tratti non superava i 5 metri di larghezza, e ciò causava non pochi disagi al traffico delle carrozze. Il corso negli anni a seguire è stato oggetto di molteplici modifiche che lo hanno portato ad avere le attuali caratteristiche. 

Paralleli al corso scorrono dedali di strette viuzze e rioni e quindi mi tengo sempre pronto a lasciarmi prendere dalla curiosità addentrandomi nei vichi laterali perdendomi nel labirinto di viuzze e scorci. 



La prima evidenza architettonica interessante sulla destra è il complesso monumentale del San Giovanni, che è stato realizzato sui ruderi del castello Normanno, inglobando e riutilizzando il grande piazzale panoramico, la Torre di Carlo V e le restanti mura del castello.




Gli spazi del Complesso Monumentale San Giovanni vanta una grande area espositiva, disposta su due piani. Vi si accede da una bella scalinata che porta al cortile interno e quindi alle numerose sale.

Ancora pochi metri e, sempre sulla destra, mi infilo nel vicolo del Telegrafo per andare a vedere la chiesetta di S. Omobono, il monumento più antico tra quelli rimasti in città: di origine normanna (fine del 1100), all'esterno si notano resti di decorazioni bizantine. 



Riprendo corso Mazzini e subito a destra rasento il famoso liceo ginnasio Galluppi, in cui insegnarono illustri studiosi, tra i quali il già citato Luigi Settembrini.



Arrivo quindi a piazza Grimaldi, ieri Piazza Mercanticuore del nucleo storico di Catanzaro; era il centro economico della città posta a in uguale distanza dalla Porta Marina e dalla Porte Granara, era facilmente raggiungibile dai mercanti che provenivano dai quartieri marinari e da quelli presilani. In questo rione erano situate le principali attività economiche e commerciali, e la piazza così viene descrtta: «... questa piazza fu il palcoscenico della vita catanzarese e vide i mercanti ed i setaioli, gli uomini d'armi e quelli di toga, i forestieri e la gente del contado, i patrizi ed i poveri che accorrevano al Monte di Pietà; la piazza dove per secoli il popolo di Catanzaro visse feste e spettacoli, sommosse e tumulti, parate e processioni, comizi e quaresimali».

Faccio una piccola deviazione sulla sinistra per andare in Piazza Prefettura per vedere, incastonato in una parete del Palazzo delle Poste, il murale dell'artista Mimmo Rotella, catanzarese dalla fama internazionale (tra parentesi, mio cugino da parte di nonna), che adotta le modalità della sua pittura di quegli anni ma la piega, con le figure rappresentate, alle esigenze di simboleggiare l'universo delle telecomunicazioni, fra passato e presente.

Il corso prosegue fiancheggiato da palazzi ottocenteschi. La maggior parte sono situati negli antichi rioni del centro storico, e si caratterizzano per i loro saloni affrescati sfarzosamente e i pregevoli dettagli che accompagnano i vari appartamenti. Alcuni, sono considerati veri e propri simboli di Catanzaro; un esempio lampante ne è Palazzo Fazzari, costruito nel 1874 in linee del '400 fiorentino, uno dei più importanti e frequentati per iniziative artistiche e culturali.



Alle spalle del palazzo Fazzari è il quartiere che ospitò il ghetto ebraico quando l’industria della seta e del velluto, tra il 1400 e il 1600, richiamò a Catanzaro numerosi ebrei. 



Quindi superato Palazzo Fazzari, raggiungo la farmacia Leone che ha cambiato gestione e porta nell'insegna il ricordo della vecchia e del vecchio nome del vicolo che si chiamava "scesa Leone" ed ora è cambiato in "salita Mazzini". Abbandono Corso Mazzini, e scendo i gradini della salita Mazzini, pochi metri e sbocco in una piazzetta su cui prospettano edifici di varia altezza e datazione e il teatro Politeama inaugurato nel 2002, costruito su disegno dell’architetto Paolo Portoghesi in forme simil cinesi e una cubatura esagerata che poco lega con le architetture circostanti.







Riprendo a camminare su via Giovanni Jannoni verso sud e mi  dirigo al bel Parco di Villa Margherita, già Trieste, il più antico giardino pubblico di Catanzaro. Chiamata anche Villa Margherita in quanto fu aperta al pubblico il 21 gennaio 1881, in occasione della visita di Margherita di Savoia. Alla fine della seconda guerra mondiale, prese il nome di Villa Trieste, ma dopo i lavori di recupero e ristrutturazione, è tornata al suo nome originario di Villa Margherita. Primo giardino pubblico della città, con giardini estesi e lussureggianti, sorge sul terreno che fu dell'ex Convento di Santa Chiara. Il parco sorge ad un'altitudine di 320 metri sul livello del mare che gli conferisce l'aspetto di un'ampia terrazza sulla quale si apre un panorama stupendo, che spazia dai monti della Sila fino alle coste di Capo Rizzuto. All'interno della Villa sono il Museo Provinciale e la Biblioteca Comunale, che conserva migliaia di volumi, pergamene e manoscritti molto antichi.

Purtroppo non ho il tempo necessario per una visita approfondita del giardino della Villa, come vorrei e mi riprometto di fare; quindi mi dirigo nuovamente verso Corso Mazzini, ormai nell'ultimo tratto sud. 



Mi imbatto nel retro del piccolo Teatro Masciari; è chiuso ma con la fantasia rivado ai racconti di un'amica catanzarese che mi ha raccontato dei bei pomeriggi interessanti passati al cinema d'essai; mentre penso, come mia abitudine, vado alla ricerca di un'immagine che possa raccontare questo piccolo teatro, e il retro me ne offre una con questa meravigliosa scalinata con il gioco le sue balaustre curvate.

Sono a Piazza Roma, tornato a pochi passi dalla funicolare, quasi in fondo al Corso Mazzini, quando il languore di stomaco si fa sentire. L'appuntamento gustoso è con la Vecchia Hostaria da Pepé (una volta Pepé le Rouge in quanto il vecchio oste aveva i capelli rossi) infilandosi in Vico I Piazza Roma, 6 (tel. 0961 726254) 
L'Hostaria è incastonata come una piccola gemma nel centro storico di Catanzaro. Massimiliano Cartaginese, giovane cuoco, si è assunto la responsabilità di mantenere la tradizione del vecchio Oste, regalando ai suoi ospiti sapori della vita calabrese di un tempo, quando l'osteria non era solo un luogo di ristoro ma rappresentava anche un importante momento di socializzazione. 
In una saletta molto accogliente, arredata con mobili d'epoca, si ripropongono saperi e sapori antichi. 
C’è l’imbarazzo della scelta, quando l’appetito si fa sentire si mangerebbe tutto, unico limite la capienza dello stomaco. 
Gustosi gli antipasti, spesso opera di piccoli artigiani, quasi introvabili: capocollo di maiale nerocalamaro (piccola ricotta appena prodotta), pecorino stagionato crotonese, oltre a frittelle e polpette. 
Seguono primi tra i quali la pasta cu maccu (fave secche cotte a fuoco lento fino a ridursi in purea), o quella con i talli - zucchine immature - e la pasta china (timballo di pasta al forno, la cui farcia prevede polpettine di carne fritte, uovo sodo, soppressata o salsiccia stagionata, provola possibilmente silana. Il tutto condito con un buon sugo di ragù, pezzi di vitello o di carni miste soffritte e cucinate con passata di pomodoro), una volta ne feci indigestione prendendo il bis. 
Superbi i secondi‘u morzeddu è imperdibile, molto buone la parmigiana di zucchine e di melanzane, le lumache in brodetto e il baccalà cu u pipu
dolci sono della tradizione casalinga. 
I piatti sono accompagnati dal buon Gaglioppo sfuso o da una delle tante bottiglie della ricca carta dei vini.
Un pasto da Pepé è propedeutico per la conoscenza della gastronomia Catanzarese e i prodotti tipici calabresi.



Ma la visita di Catanzaro non può dirsi completa senza affacciarsi alla Balconata di Bellavista, in via Enrico Della Seta, il punto di confine a sud del centro storico. Lo sguardo si perde all'orizzonte in un panorama mozzafiato che abbraccia tutta la costa ionica e che era, nel 1600, una meta prediletta dai ricchi giovani aristocratici britannici che partivano da soli alla scoperta dell’Europa. Era l'epoca del “Grand Tour”, il lungo viaggio nell’Europa continentale che prevedeva una tappa nel meridione d’Italia e precisamente in Calabria, perché forte era il richiamo della natura incontaminata che si svelava nel suo intero splendore agli occhi increduli del viaggiatore. Durante questi viaggi molti scrittori, artisti e viaggiatori furono “rapiti” dalle vedute di Catanzaro tanto da chiamarla “la regina dei panorami”. E non dimenticate di tornarci a sera, coi lumi accesi e la balconata è comunque un luogo di grande atmosfera romantica. 

Catanzaro (Catanzaru in dialetto locale - Κατανγτζαριον, Katantzàrion in Greco Bizantino - Calacium in latino), comune di 93.192 abitanti (Catanzaresi), capoluogo dell'omonima provincia e della regione Calabria. 
Una delle interpretazioni del nome bizantino Katantzàrion è che si tratti del composto di Kata = sotto e antzàrion, dall'arabo angar = terrazza, con riferimento al terreno terrazzato ad orti e giardini attorno ala città, identità ormai stravolta dalla cementificazione selvaggia.
Dai ritrovamenti archeologici emerge che l'attuale territorio comunale era compreso nell'area abitata fin dall'età del ferro dalla popolazione dei "Vituli", così chiamati perché adoratori del simulacro del vitello, che i greci ribattezzarono "Italoi" (adoratori del vitello) da cui nacque il nome di Italia, e governati dal famoso re Italo, fratello di Dardano progenitore dei troiani.
Causa le continue incursioni saracene e la malaria, spinsero a spostare l'abitato in zone più elevate, conducendo le popolazioni rivierasche della città magno-greca di Skilletion o Skillakion, corrispondente alla romana Scolacium (in località Roccelletta, nei pressi dell'odierna Catanzaro Marina), in fuga, prima nella zona dell’odierna Santa Maria di Catanzaro, a spostare l'abitato in zone più elevate, successivamente trasformata in una fortezza militare, secondo alcune ipotesi già esistente da qualche secolo nel luogo che attualmente è il quartiere del centro storico che porta il nome di Grecìa. il nucleo più antico della città, l'antica area che accolse i cittadini Greci che vennero dalla costa in seguito alle invasioni Saracene. . 


«L'intiera terra fra i due golfi di mari, il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace], fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio, che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza.
Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia. E quando italo si fu impadronito di questa terra dell'istmo, ed aveva molte genti che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti e pose sotto la sua dominazione molte città.»
(Antioco di Siracusa, Sull'Italia, V secolo a.C.)

Le porte della città rivestivano una certa importanza, in quanto fin dalla sua fondazione la città fu costruita con precisi scopi difensivi, capace di resistere a lunghi assedi. Catanzaro era una città fortezza dotata di torri, bastioni, porte civiche e racchiusa in una cinta muraria di circa 7 km. L'impianto difensivo era di tipo complesso, la città era difesa dalla sua stessa posizione, accerchiata da profonde e ripide valli ed inoltre in prossimità delle mura c'erano fossati e trincee fortificate. In realtà la struttura difensiva iniziava fin dalla costa, infatti sulle colline che fiancheggiano la valle dove oggi sorgono i quartieri Sala, Santa Maria e Lido, erano costruite un susseguirsi di torri d'avvistamento fino alla costa, una delle quali è ancora visibile sulle colline del quartiere Aranceto. Le porte di accesso erano 6:

Antica Porta di Mare o Marina o Granara, sicuramente la porta principale perché consentiva l'accesso dalla costa ed era utilizzata per il commercio del frumento; qui erano posizionate 4 torri di guardia, 3 bastioni con cannoni e poco distante il Baluardo dei Palmeti;

Porta di San Giovanni o Castellana, posizionata nei pressi dell'attuale piazza Matteotti, adiacente a questa porta vi era un profondo fossato, chiamato fosso rivellino, attraversabile tramite un ponte levatoio;

Porta Pratica, consentiva l'accesso da Occidente al rione Paradiso, oggi quartiere Case Arse, di fianco a difesa della porta vi era il Bastione di San Nicola Caracitano;

Porta Stratò, situata nell'omonimo rione ad Oriente del centro storico, era una porta civica ad arco a sesto chiuso; nascosta dalla chiesetta di Santa Maria della Portella (il nome "Stratò" deriverebbe dal toponimo greco che significa occulto, nascosto), che svolgeva la duplice funzioni di luogo di culto e di postazione di avvistamento, in quanto in caso di pericolo veniva suonata la campana che avvertiva la popolazione della chiusura delle porte. È tuttora visibile il sentiero che sale dalla valle del Musofalo è giunge fino alla chiesetta;

Porta del Gallinaio, era una porta civica secondaria, utilizzata per l'accesso del bestiame;

Porta Silana, anch'essa porta civica secondaria, utilizzata per il passaggio di bestiame, consentiva l'accesso alla città dal retrostante altopiano della Sila.

In posizione rialzata rispetto al resto dell'antica città, sul colle del Castello fu costruito il Castello Normanno o d'Altavilla, oggi complesso monumentale San Giovanni, sotto il quale erano costruiti lunghi cunicoli sotterranei, i quali possono essere visitati ancora oggi. 

La fondazione è attribuita tradizionalmente alla seconda metà del IX secolo, per decisione del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio, dal quale la città avrebbe inizialmente preso il nome di "Rocca di Niceforo". 
Il passaggio da fortezza a centro urbano vero e proprio avvenne ad opera del generale Flagizio che avviò la costruzione di una cittadella, di un recinto fortificato e infine la sistemazione di cisterne e provviste di grani. Potenziato dall'accentramento di popolazione, prese forma urbana ed in seguito fu incastellato e assunse la denominazione di Katantzárion, con il permesso dell'Imperatore ottenuto da Flagizio. Secondo alcune ipotesi, proprio da questo periodo che vide lo sviluppo di officine per la lavorazione della seta importata dall'oriente e delle coltivazioni di gelso, deriva il nome attuale della città dal termine greco "Katartarioi", ovvero filatori di seta.
Antesignana di conquiste ed immigrazioni islamiche, agli inizi dell’anno 1000 la città bizantina fu occupata dai Saraceni, che vi fondarono un emirato e prese il nome arabo di Qatansar. La presenza araba è testimoniata dai ritrovamenti ottocenteschi di una necropoli che restituì oggetti con iscrizioni arabe.


Nel 1069 fu l'ultima città calabrese, dopo mesi di resistenza, a cadere sotto l'assedio dei Normanni di Roberto il Guiscardo che eressero il Castello Normanno. In quest'epoca conobbe la fioritura delle arti e dei mestieri, e in particolare la lavorazione della seta, con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali ed europei.

Storico capoluogo dell'antica provincia della "Calabria Ultra" per oltre 200 anni, come ebbe a scrivere ancora Settembrini "Questa città come molte altre, non ha vita propria, ma da la gente che vi corre per piati e per faccende, sicché se la sede del governo provinciale fosse trasferita altrove ella resterebbe deserta. I proprietari attendono a coltivare i loro fondi con l’ignoranza e la negligenza antica, a vendere le derrate e i prodotti delle loro mandre: ma industria nessuna, delle arti le sole necessarie, ogni cosa, persino i solfini, viene da Messina e da Napoli. Vi è rimasta una memoria dell’arte di tessere la seta, introdotta nelle Calabrie nel XII secolo da re Ruggiero: pochi artigiani solitari e miseri hanno imparato quest’arte ciascuno dal padre suo, e tessono per chi fornisce loro la seta, e fanno di bei lavori"

Catanzaro era anticamente conosciuta, come la Città delle tre "V", riferite a tre caratteristiche distintive della città, ovvero:
V di San Vitaliano, santo patrono; V di vento, in quanto costantemente battuta da forti brezze provenienti dal Mar Ionio e dalla Sila, tanto da aver ispirato un detto popolare che così recita: "trovare un amico è così raro quanto un dì senza vento a Catanzaro"; V di velluto in quanto importante centro serico fin dai tempi dei Bizantini ("V V V" era la sigla con cui venivano identificati, sui mercati nazionali ed esteri i velluti, i damaschi ed i broccati provenienti dalla città).

L'arte della seta fu introdotta a Catanzaro da orientali prima dell’anno 1000  e fu favorita dai Normanni. Del progresso in quest’arte si ha la prova nello stupendo damasco stellato in oro che la città donò nel 1397 al re Ladislao I di Napoli, detto il magnanimo, in segno di gratitudine per l'esenzione da alcune tasse e nel fatto che nel 1470 artigiani catanzaresi furono chiamati a Tours per insegnare l’arte ai Francesi.  A metà del 1600 la città, con una popolazione di circa 16 mila abitanti, aveva ben mille telai con 5 mila lavoratori. Purtroppo la peste del 1668 stremò talmente la città che l'industria precipitò.

Prodotti tipici e Gastronomia Catanzaresi

La gastronomia di Catanzaro, che affonda le sue radici nella tradizione tipicamente mediterranea, è caratterizzata da una forte presenza di sapori forti e aromatici. Frequente l'uso del peperoncino piccante, presente in quasi tutti i piatti tradizionali, spesso associato ad altre spezie aromatiche come l'origano, il basilico e l'alloro.
Il piatto tipico per eccellenza di Catanzaro è “'u morseddu”, trippa ed altre interiora di maiale con peperoncini  da gustare con la “pitta” focaccia di pane casereccio a forma di ciambella piuttosto schiacciata e dalla forma circolare, tagliato a libretto; l'ingrediente base è costituito dalle interiora di vitello (diuneddhi), con conserva di peperoni piccanti, sale, origano, alloro, e vino rosso. In passato era una sorta di street food, si tagliava il pane e si riempiva di murseddu che sbrodolava tutto, Simile al Morzello è il soffritto (‘u suffrittu), che i catanzaresi amano mangiare a cena la vigilia di Capodanno. È un piatto a base di carne magra di maiale che viene soffritta nella tiana, una caratteristica pentola di terracotta, e insaporita con alloro, origano, vino bianco e concentrato di pomodoro. Anche il soffritto si serve nella pitta;  gli “scivateddi” sorta di grossi spaghetti; i “rascatiedi” e le altre paste casarecce con diversi nomi e servite con diversi condimenti; i piatti a base di melanzane, comprese le polpette fritte; le “millecosedde” minestrone di verdure e legumi; e il minestrone di “cipuddazzi” (larnpascioni cotti lenrameme e ridotti a purea) servito in scodella su fette di pane tostato. 
Altro piatto tipico locale sono i “vermituri” ossia le lumache di terra bollite al sugo con l'aggiunta di peperoncino. Il piatto ha radici molto antiche, vengono raccolte durante le prime piogge nel mese di ottobre e la preparazione è rimasta intatta nel tempo. L'usanza prevede che siano lavate bene per eliminare la terra, poi lasciate riposare in un recipiente forato munito di coperchio per 24 ore. Dopo vengono risciacquate e fatte bollire per più di mezz'ora in una padella con olio, pomodori, aglio, sale, origano e peperoncino piccante.
Tra il pesce primeggiano il tonno e il pesce spada.
Altre diffuse specialità sono gli insaccati di maiale in genere conditi con peperoncino (capocolli, “ndugghie” e salsicce); "fresulimiti", un amalgama di grasso e pezzetti di carne, ”'u suzu” gelatina che si ottiene dalla bollitura della testa del maiale con l’aggiunta di aceto ed erbe aromatiche; “’u sanguinazu”, considerato un dolce, è preparato con il sangue del maiale bollito e poi condito con vino cotto, uva passa, noci e aromatizzato con cannella, chiodi di garofano e buccia di mandarino o di arancia.
I latticini prodotti nelle zone di montagna (provole e pecorino, “butirri” provolette con l'anima di burro).
Ottimo pure il capretto al fomo e la cacciagione in genere. 
Proprie del Catanzarese sono le patate alla tiana (timballo) e la scurna di patate (soffiato). 
Fra i dolci, in genere con molto zucchero, miele, mandorle e noci; i “mustazzoli” o mostaccioli; il “collaccio”, biscotto ricoperto di zucchero e confettini oolorati), il “cumpittu”, detto anche “giurgiulena” (torrone al sesamo); i taralli, più grandi di quelli delle altre regioni; i “turdiddi”, tipico dolce natalizio. Ancora, i "monaceddhi", ovvero uova sode farcite di cacao e fritte, la “pitta 'nchiusa”, le "nipitelle", mezzelune di pasta frolla farcite con uva passa, noci e miele. Una tipicità delle feste pasquali è rappresentata dalle “cuzzupe”, ciambelle decorate con uova..
Largamente esportati fichi secchi imbottiti, quelli al forno con la mandorla sono detti “crocette”.
Vini DOC: lamezia (rosso) e Melissa (biamo e rossa)

INFO

Comune: www.comune.catanzaro.it/la-citta/


Pro Loco: www.proloco-catanzaro.org


COME ARRIVARE A CATANZARO

Ho già parlato delle disavventure ferroviarie, ma qui prospetto varie ipotesi di viaggio nessuno escluso.
Catanzaro, grazie alla sua posizione geografica, al centro della regione di cui è capoluogo, è facilmente raggiungibile sia per chi arriva dal nord e sia per chi arriva da sud. Grazie alla presenza della rete ferroviaria e alla rete stradale è possibile arrivare a Catanzaro in treno, in auto o in autobus.

Arrivare a Catanzaro in treno

È possibile arrivare a Catanzaro in treno sia attraverso la rete ferroviaria ionica e sia quella tirrenica. 
La stazione principale sulla linea Ionica, linea piuttosto malandata,è situata a Catanzaro Lido. 
La stazione di Catanzaro è collegata con la direttrice tirrenica attraverso le stazioni di Germaneto, dove sorge il Campus dell’Università degli Studi Magna Grecia, il Centro Agroalimentare Comalca e tanti altri organi, e la stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale (30 km di distanza).
In tutto le tratte di collegamento ferroviario per arrivare a Catanzaro in treno sono tre:

Cosenza – Catanzaro Centro;
Catanzaro Centro – Catanzaro Lido;
Lamezia Terme – Catanzaro Lido (spesso questa tratta è sospesa e sostituita con un autobus di linea sostitutivo)

Arrivare a Catanzaro in auto e in Pullman

Catanzaro percorrendo la E 90 che attraversa il versante costiero. Attraverso la fascia jonica, lungo la SS 106 Taranto – Reggio Calabria fino all’uscita per Catanzaro Lido, se arrivate da Sud (seguire le indicazioni per Germaneto e prendere poi la SS280); per chi arriva da Nord, invece, uscire a Catanzaro Lido- Bellino, all’altezza del bivio per Santa Maria di Catanzaro proseguendo la SS280 che vi porterà direttamente a Catanzaro Centro.

Dal lato Tirrenico, invece, è possibile prendere l’uscita per Lamezia Terme direttamente dall’Autostrada Salerno Reggio Calabria, A3. Dopo esser usciti dall’autostrada imboccate la SS 280, detta anche la strada dei Due Mari, che vi condurrà direttamente a Catanzaro o nelle località limitrofe, raggiungibili attraverso le uscite ubicate lungo la SS280.

Sono diverse le compagnie di pullman che arrivano a Catanzaro da diverse città di Italia, da Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli e tante altre tratte. Inoltre, dall’aeroporto di Lamezia Terme, per chi arriva in Calabria in aereo, sappiate che diversi autobus partono ogni giorno, per collegare lo scalo al capoluogo di regione.



Può sembrare strano trovare una morale della favola applicata ad un viaggio, ma forse questo è l'obiettivo del viaggiatore consapevole. 
Mentre preparavo quest'articolo dedicato alla visita della città di Catanzaro, approfondendone la storia, per altro una storia comune a tutto il nostro sud Italia, la mente mi è corsa dal passato al presente, producendo considerazioni, parallelismi e similitudini che voglio condividere con tutti voi che leggerete
Cosa insegna una storia di invasioni islamiche ante litteram (Turchi e Saraceni), immigrazioni e conquiste durate alcuni decenni?
Innanzi tutto la fascinazione ed appetibilità delle coste del sud Italia da parte delle popolazioni del sud Mediterraneo di tutti i tempi; il conseguente arroccamento, la fortificazione per una strenua difesa anche a lunghi assedi. Catanzaro, arroccata su tre colli, 7 km di mura turrite e armate, fossati, e un sistema di torri di avvistamento sparse su tutto il territorio, ma nonostante tutto questo, fu violata.
La vittoria e il riscatto, prima che dalla forza delle armi, dalla forza dell'identità basata su cultura e religione, ma ancora una volta, portata da invasori se pure di origine europea (Normanni, Bizantini, Greci). 
La storia italiana, dai tempi dei Romani, è una continua ibridazione, innesto di culture; l'Italia terra di incontro scontro confronto, alle volte alla pari, altre volte dispari.
Insomma l'insegnamento della storia, valido anche oggi, è che nell'incontro scontro tra popoli diversi per cultura e religioni, vince chi ha una più forte identità. E' paragonabile alla resistenza dei corpi agli attacchi virali, alla quale non soccombono solo quelli che hanno una maggiore salute e ricchezza di anticorpi; potranno ammalarsi, passare anche brutti momenti ai limiti del coma, ma poi si riprenderà.

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