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Lazio: Metti un ferragosto passeggiando per Roma


Mi son trovato, quasi per caso, ad andare a Roma in questo pomeriggio indolente di Ferragosto. In una Roma non diversa dal solito per traffico e folla, ma solo per mezzi pubblici più diradati, se pur carichi di turisti, e battenti di palazzi chiusi. Sceso dall'autobus a Largo Argentina, decido di farmi a piedi il percorso che mi porterà all'Isola Tiberina al sole del tardo pomeriggio di mezza estate. Quindi costeggio l'area sacra e mi reco in Piazza Enciclopedia Italiana, di qui in Piazza Paganica e proseguo diritto per piazza Mattei (della fontana delle Tartarughe); qui mi fermo per fare un paio di foto dove già trovo altri turisti puntare il loro apparecchio fotografico contro la famosa fontana. Vado poi per Via Reginella che mi porta nell'arteria principale del Ghetto ebraico, quella via del Portico d'Ottavia che ultimamente si è rifatta il look con l'apertura di una serie di locali Kosher, trattorie con i tavoli imbanditi per strada e ogni dove uomini con la barba e il kippah.


Passato in Largo 16 Ottobre 1943, fiancheggiando la Sinagoga sono uscito sul Lungotevere Cenci all'altezza del ponte Fabricio (4 capi) dell'isola Tiberina.



Percorrendolo arrivo sull'isola Tiberina, in Piazza San Bartolomeo all'isola e fiancheggiando la chiesa omonima mi immergo nell'estate romana a bordo fiume, ormai un appuntamento di richiamo da alcuni anni. 



Sceso all'”Isola del Cinema” dove si svolge una kermesse cinematografica estiva, circondata da localini bar, pittoreschi con cuscinoni colorati e divanetti, dove poter sorseggiare cocktail sgranocchiando noccioline, o mangiare paste fredde. 



Risalgo a Piazza San Bartolomeo, e percorrendo il Ponte Cestio, passo sul lato del Lungotevere degli Anguillara, Ponte Garibaldi e arrivo fino a Ponte Sisto (1,6 km) ormai al tramonto, l'ora magica per la luce di Roma.










Un assaggio della gran movida che si svolge con due lingue di gazebo lungo le due banchine del Tevere dal Ponte Rotto a Ponte Sisto, lungo un fiume calmo sul quale galleggiano i gabbiani, in un'atmosfera creata dalla luce rossastra del tramonto, unica, di Roma.




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