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Calabria: Tortora, il paese della Zafarana dove i bambini giocano ancora a palla


“Eravamo felici e non lo sapevamo” questo mi dice Giuseppe Limongi, artigiano ceramista per passione, presidente dell'associazione "La Zafarana di Tortora". Torniamo, per rimanere, ai nostri luoghi di origine e ai lavori di una volta; riconquistiamo le antiche tradizioni e le produzioni di un'agricoltura etica che, rispettosa dell'ambiente, delle persone, della vita sostenibile, aiuti a rilanciare territori e a ricostruire un'economia sostenibile assieme a tessuti sociali e culturali.
Sono i primi giorni estivi, e paiono dar ragione a Giuseppe. I bambini che si rincorrono appresso alla palla e girano con la biciclettina attorno alla piccola fontana al centro della Piazza Plebiscito sotto lo sguardo materno della Chiesa di San Pietro Apostolo nel centro storico di Tortora, tutto il giorno, con la sola pausa dei pasti, come nei tempi andati facevamo anche noi che non avevamo play station e televisione invasiva; e la giovane donna che, rientrata dopo aver fatto la spesa, canta e fischietta svolgendo le faccende di casa.

Lo scenario in cui si svolge questa realtà d'altri tempi è Tortora, primo paese a nord della Calabria, in provincia di Cosenza, sulla costa tirrenica. Ai piedi del Pollino, abbarbicato ad una rupe calcarea a strapiombo che ne fa una balconata con vista sul mare del golfo di Palinuro. al confine con la Basilicata.






Luogo ricco di storia, cultura e tradizioni, con il suo territorio che si estende, a 6,2 Km di curve, fino alla marina è uno dei comuni più estesi della provincia cosentina. Territorio ricco di sorgenti e corsi d’acqua - il Fiume Noce che separa Tortora dalla Basilicata e la Fiumarella di Tortora i maggiori -, che si estende tra mare e montagna. Il suo territorio prevalentemente collinare è incluso in gran parte nel Parco nazionale del Pollino.

Il territorio è diviso in tre realtà antropiche: il centro storico che conta circa 550 abitanti, le frazioni montane con circa 550 e la marina con circa 4.900 abitanti. Il Lido di Tortora si unisce a Praja a Mare con la quale, senza soluzione di continuità forma una vasta area antropizzata fittamente cementificata che crea una quinta a separazione del mare dalla poca campagna rimasta alle loro spalle.


Il centro storico è costituito di un primo nucleo al quale si accede passando sotto una porta ad arco; dopo un breve tratto di strada carrabile dalla carreggiata così stretta che impone il passo d'uomo nel rischio d'incrociare un'altra auto in senso inverso che costringe a brusca frenata con relativa manovra, si svolta a destra e si prende la via intitolata a Garibaldi che in leggera discesa si rastrema sempre più, fino a raggiungere una breve salitella che porta al gran muraglione grigio del Palazzo feudale Casapesenna, con pittoresco cortile e loggiati con torri, sede del Museo Archeologico di Tortora, e che chiude a difesa del secondo nucleo del centro storico al quale si accede attraverso la porta d'ingresso dall'alto fornice. Qui comincia un'area molto pittoresca che conserva antichi edifici che diventano museo a cielo aperto; dato il reticolo di strade strette, è obbligatoriamente pedonalizzato, il che offre un silenzio irreale, rotto solo dalle grida giocose dei bambini e dai rintocchi delle campane del campaniletto della Chiesa di San Pietro, che battono i quarti le mezze e le ore.

Il corso principale intitolato a Garibaldi, lungo il percorso è segnato da stazioni con targhe che ricordano il passaggio dell'"eroe per un sogno" il 3 settembre del 1860 ospite della famiglia Lo Monaco di Ajeta, durante la conquista del meridione d'Italia. Nelle poche centinaia di metri del percorso di poco più di due metri di larghezza, tra la porta e il Palazzo Lomonaco, camminando nel silenzio ovattato, nell'unico incontro di solo qualche gatto, sembra di vivere nell'attesa dell'apparizione improvvisa dell'eroe col poncho sul suo cavallo bianco, mentre una donna tolto il "maccatùro" che tiene ripiegato sulla testa pendente sulle spalle a mò di coda di cavallo, lo lancia in alto al grido di "viva Gallibardo".

Nel XVI e XVII secolo tra le attività principalmente diffuse nella Marina di Tortora erano la coltura del baco da seta e della canna da zucchero.
In questi secoli Tortora conobbe grandi epidemie, fra cui la terribile peste di Colera del 1656 che dimezzò la popolazione; nel 1770 per epidemia perirono 136 persone, nel 1778 morirono per il vaiolo 60 persone, nel 1794 da aprile a giugno morirono 77 bambini tra gli uno ed i dieci anni. Epidemie e colera falciarono vittime anche nel 1802, 1804, 1837 e 1849. Il problema delle morti di massa fu definitivamente risolto nel 1866, quando furono abolite le risaie nei territori di Tortora ed Ajeta. Il 13 dicembre 1806 giunsero a Tortora le truppe francesi del re Giuseppe Bonaparte, le stesse avevano devastato Lagonegro e Lauria, ma diversamente da altre popolazioni i tortoresi, per evitare devastazioni e saccheggi, non opposero resistenza all'invasore francese, che risparmiò per questo la vita dei cittadini e non operò razzie; lasciata Tortora le milizie si diressero verso la vicina Aieta, che era stata abbandonata dai suoi abitanti.
Nel 1928, con R.D. 29 marzo e con Decreto Prefettizio del 16 aprile il Comune di Tortora, dopo una plurisecolare esistenza autonoma, venne soppresso ed accorpato, insieme al comune di Ajeta, al nuovo comune di Praia a Mare, che fino a quel momento era stata frazione di Ajeta. Nel 1937 riacquistò in data 18 luglio la propria autonomia.


Il paese scende come una colata lavica con case giustapposte come acini intorno al raspo, come a stringersi per reggersi l'una all'altra, strette strette per non scivolare giù dalla rupe; la vista, di tetto in tetto, corre alla ricerca dell'immancabile campanile che sbuca tra i tetti al centro del paese.

Cittadina di antica origine (nella zona sorgeva probabilmente il centro lucano e poi greco-romano di Blanda di cui esistono resti di mura e di necropoli venuti alla luce nella valle del Torrente Fiumicello a 5 km a nord-est), molto interessante, come detto, per l'aspetto pittoresco e il suo patrimonio artistico.


Nella parte alta detta Iulita, si trovano la chiesa e il chiostro quattrocentesco del convento dei Francescani (la chiesa è attualmente chiusa al pubblico).


Nella parte bassa dell'abitato, quella sulla rupe, detta Carrola, sorge la parrocchiale di S. Pietro apostolo, in cui si trova una tela del '600 (Madonna del Rosario con i Santi Francesco e Chiara); in un ambiente attiguo tre pergamene con bolli, di cui una datata 1578; la fronte di un sarcofago marmoreo di arte paleocristiana; colonne e resti marmorei probabilmente provenienti da Blanda e oreficerie sacre del secolo XVII.


Notevole è anche il portale - rozzo lavoro romanico, con riflessi moreschi e bizantini - della chiesetta del Purgatorio, situata lungo via Garibaldi in un piccolo slargo denominato Piazza Dante Alighieri, appena fuori la porta di accesso alla cittadella del centro storico.


Sempre nella parte bassa, all'interno della cittadella del centro storico, al fondo del corso Garibaldi in pizzo alla rupe, si trova palazzo Lomonaco col bel portale settecentesco.
Lungo le stradine, gli ingressi delle abitazioni del centro storico di Tortora sono abbelliti da pregevoli portali litici, che ornano gli antichi palazzi. Il portale litico nella sua semplice austerità è un elemento di pregio così come l’abside e il campanile.

ZAFARANA il PRODOTTO TIPICO

Il Peperone Rosso Dolce la “Zafarana”, è il prodotto tipico per eccellenza, usato, in molte delle preparazioni gastronomiche tortoresi.
Zafarana è il nome che i tortoresi danno ai peperoni dolci fatti passare per un filo (nzérta) ed essiccati al sole, in onore del quale, da qualche anno si celebra “Zafarana Fest”, evento cultural-gastronomico una festa organizzata dall'omonima associazione che ha avuto il pregio di attirare l'attenzione accrescendo l'interesse e promuovendo il riconoscimento di prodotto tipico geografico e presidio Slow Food.

I piatti tipici rigorosamente a base di “Zafarana”, sono pietanze di un tempo, figlie di una cucina semplice in cui la Zafarana , sia intera che in polvere, era usata quotidianamente per la preparazione di ricette deliziose: pasta e fagioli e "zafarana pisata" in cui il peperone dolce viene usato tritato, fritto "pongia" melanzane peperone dolce origano e pomodori, con le Patate “patate e zafarana”, “zafarani riddi” secchi fatti gonfiare nell’olio bollente. E poi i dolci, con la crostata di marmellata di “zafarani”.


Zafarana Fest - per il programma completo si può visitare: www.zafaranaditortora.it

La zafarana è un peperone che appartiene alla famiglia delle solanacee. La sua origine è lontana: come tutta la famiglia dei peperoni, arriva dal Brasile ed è giunta da noi dopo la scoperta dell’America.
Le regioni dove abitualmente si coltiva maggiormente sono la Calabria, la Basilicata, la Sicilia, la Puglia , la Campania e il Lazio. Il termine “Zafarana” deriva dal latino “Safranum” o dall’arabo “Zafran” ed è utilizzato soprattutto nell’area calabro-lucana, dove se ne coltivano varie tipologie: grossa, da arrostire sulla brace; rotonda, adatta alla farcitura; a “corno di capra”, come quella diffusa a Tortora, specifica per l’essiccatura, a cui vengono sottoposte le cosiddette “nzerte”.





































































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COME SI ARRIVA A TORTORA

Strade
Le principali arterie per il comune di Tortora sono:
L'Autostrada A3 uscita di Lauria a 15 km
Strada statale 18 Tirrena Inferiore (vecchio e nuovo tracciato) che collega Tortora a nord con la Basilicata ed a sud con la costa tirrenica della Calabria, dal quale si stacca la via Blanda.

Ferrovie
Lo scalo ferroviario di Tortora è lo scalo delle (Ferrovie dello Stato) Praja-Ajeta-Tortora ubicato in Praja a Mare a 2 km dal Lido di Tortora e a 8,3 km (16 minuti) dal centro storico di Tortora.
Questo è stato il mezzo scelto da me per raggiungere Tortora da Roma con un viaggio che, con partenza alle 23.03 dalla stazione Tiburtina, mi ha portato a Sapri con un Intercity notturno a Sapri € 12 più € 1,80 per il regionale fino alla stazione di Praja. Il ritorno mi è costato solo € 36,50 (per un totale di € 50.3). Un'unica avvertenza, lo sportello della biglietteria della stazione di Praja lo troverete chiuso, nonostante ci sia un foglio di carta con su scritti degli improbabili orari di apertura, pertanto, sarete autorizzati a fare il biglietto sul treno senza sovrattassa; basterà che facciate presente al controllore la stazione di partenza e, assieme al vostro biglietto, riceverete un sorriso e un'alzata di sopracciglia che dice tutto.

Autolinee
Autolinee Preite (tel. 0984413001): Autolinea regionale 22 (Orari

Aeroporti
I più vicini sono:
Salerno-Pontecagnano 146 km (circa 1h 34m in auto)
Napoli-Capodichino 219 km (circa 2h 19m in auto)
Lamezia Terme 137 km (circa 2h 29m in auto)



Quindi dalla stazione di Praja a Mare, seguendo il vecchio tracciato della Statale 18, dopo aver attraversato il centro di Praja ed essere passato davanti all'area industriale dismessa della Marlana, sulla sinistra, tocco il Lido di Tortora e, da qui volgo a destra e prendo la via Blanda, sovrappasso la linea ferroviaria e successivamente sottopasso la nuova statale; continuando dritto passo tra nuove e vecchie costruzioni un po' disordinate. Lungo la strada, un vecchio albergo tristemente chiuso da un tempo indicato dalla facciata di un verdino ormai scolorito, un supermercato, poi, un ponte stretto attraversabile con precedenza e,  poco dopo devio a destra in una strada che comincia a salire con curve talora a gomito, che scorre all'inizio sempre tra palazzine e villette talora finite e disabitate, talaltra mal finite. Tra un bar un panettiere e le donne sedute fuori dell'uscio di casa, finisce la zona urbanizzata mentre la strada continua a salire, di curva in curva con belle vedute continue sul Pollino, risalendo la Fiumarella; dopo aver raggiunto il cimitero ancora poche curve e dopo km 8,6 sono a Tortora. Dietro l'ultima curva, in basso a destra, si apre uno spettacolare grumo edificato come grappolo d'uva tra i fianchi verdi del pre Pollino che si rincorrono all'orizzonte.

PIATTI TIPICI

Fusìddi (fusilli fatti in casa arrotolando la sfoglia con dei ferretti, conditi con ragù ottenuto con una lunga cottura di carne di capra)


Dolci Tipici


Rispèddi (impasto di farina a lenta lievitazione poi fritto e ripieno di alici)

Pucciddéatu (dolce tipico di Pasqua di forme rituali, a base di farina a lenta lievitazione, zucchero, sugna e uova)
Cannarìculi (dolci di gnocchetti di pasta fritta e ammielati)

DIALETTO


Il dialetto tortorese fa parte dei dialetti meridionali napoletani Ha termini di origine antichissima, anche se prevalentemente è composto da vocaboli di origine latina. Come la maggior parte dei dialetti meridionali ha inglobato nel corso dei secoli termini provenienti da tutte le lingue con cui è venuto a contatto: arabo, greco, francese, goto, latino, longobardo e spagnolo.


LINK UTILI


Sito Pro Loco: www.prolocotortora.it

Comune: tortora.asmenet.it
Zafarana Fest: http://www.zafaranaditortora.it


TORTORA

Regione: Calabria
Provincia: Cosenza
Altitudine: 300 m slm
Superficie: 58,22 km quadrati
Abitanti: 6.126
Nome abitanti: Tortoresi (in dialetto Turturisi)
Patroni: Santo Patrono: San Biagio
Santo Protettore: Sant'Antonio da Padova
Festa Patronale: 3 febbraio
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Un Taccuino d'Artista dedicato al centro storico del piccolo paese di Tortora. Tortora è il primo comune della Calabria nord occidentale che si affaccia sul Mar Tirreno, al confine con la Basilicata, nel Parco nazionale del Pollino. Contiene un racconto per immagini speculari fotografiche in bianco e nero e fotoacquerelli, accompagnato da un breve diario di visita, e una breve guida per la visita; completato da informazioni utili su come raggiungerlo, i piatti tipici, dove mangiare e dormire.

Pubblicato: 16 Ottobre 2016
Pagine: 196
Copertina: Copertina morbida con rilegatura termica
Dimensioni: larghezza 21,59 cm x altezza 21,59 cm
Peso: 0,79 kg
Interno: colore
Lingua: Italiano
ISBN: 9781326818586

Prezzo: € 59,49 (IVA esclusa)
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