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Emilia Romagna: Pieve di Tho


Uscito da Fognano, in una giornata tersa e tiepida d'inizio primavera, procedendo a piedi in direzione Brisighella, lungo la SS302; purtroppo, il percorso pedonale, con vista suggestiva della Valle del Lamone, fiancheggiato da campi coltivati, è complicato dal traffico automobilistico stressante causata dalla mancanza di marciapiedi, ove sarebbe bellissimo avere una pista ciclabile che, in 3 km, porterebbe fa Fognano a Brisighella passando per la Pieve. Dopo circa 1,5 Km, arrivato al passaggio al livello che attraversa la ferrovia Faentina, sulla destra, dietro la massicciata della ferrovia, mi appare la Pieve. 


La Pieve, antica, le cui origini sono assai remote, risalenti a Galla Placidia, figlia di Teodosio, che l'avrebbe fatta erigere sui resti di un tempio dedicato a Giove Ammone tra l'VIII e il X secolo.
E’ detta "in ottavo" in quanto è collocata all'ottavo miglio della strada romana ("Via Faventina", indicata nella Tavola Peutingeriana) che congiungeva Faenza con l'Etruria.

Ancora qualche centinaio di metri lungo il guard-rail e, finalmente, mi posso rilassare abbandonando la provinciale per la stradina che, tra filari di kiwi, mi porterà alla chiesetta.

Sottopasso la ferrovia e arrivo ad un piccolo piazzale sterrato su cui si prospetta un'area edificata comprendente la facciata della Pieve con alle spalle il campaniletto, in stile romanico, un cancello dietro al quale è un giardinetto con pozzo, circondato da un piccolo conventino e, sulla destra, un altro cancello dietro il quale è un piccolo cimitero.

Suggestivo tempio in stile romanico, immerso nel silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccellino, si offre alla vista completamente ricoperto da mattoni rossi e, girando fin dietro, bella anche la vista della piccola abside che armoniosamente si lega al campaniletto. 

A pianta basilicale, con tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una di Verona, molto diverse fra loro come spessore e larghezza (forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio dedicato - come già accennato - al dio Giove Ammone). I muri della navata centrale, all'esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. Un miliare romano con iscrizione dedicata ai quattro imperatori della decadenza (anni 376-378), una lastra, ora paliotto dell'altare centrale (VIII-IX sec.) lapide funeraria in ceramica (XVII sec.), affreschi dei secoli XIV-XVI, capitello corinzio (acquasantiera) del primo secolo d.c., testimoniano l'antichità di questo tempio della valle del Lamone.




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