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Calabria: da Scalea a Verbicaro


Questa mattina andiamo a Verbicaro.
Prendendendo la SS 18 verso sud, dopo 5,6 km svoltiamo a sinistra sulla via Paestum che percorriamo per alcuni chilometri di svolte, fino a vedere dall’alto il paese di Verbicaro alla base di una scenografica corona di monti: più in basso dolcemente arrotondati e verdeggianti a prato, più in alto spigolosi brulli e rocciosi. Mi fermo, per godere il paesaggio e scattare qualche foto al paese che, in pendio lungo una collina, scivola con la zona moderna di palazzine anonime e fredde che quasi spingono giù dallo sperone di roccia, le case aggrumate del centro storico che resistono stringendosi l’un l’altra.
Ripartiamo quindi, e cominciamo a discendere rapidamente, facendo il nostro ingresso a Verbicaro, dopo 31 minuti e 21,3 km, tra due ali di palazzine brutte e tristi.
Un incubo di cemento, una violenta ferita nella bellezza ambientale e paesaggistica che sta attorno.
Il centro storico è preceduto e nascosto da palazzoni e abusivismi di ogni genere che fa pensare al caso non peregrino visto il territorio idrogeologicamente a rischio, di frane o terremoti, che provocherebbero crolli e vittime, per la precarietà costruttiva e le palesi violazioni delle norme.
Lo stesso centro storico è piuttosto malconcio e trasandato, se pur pittoresco.

Verbicaro, Vruvëcàrë in calabrese, il medioevale Vervicarium (da vervex = montone), è paese agricolo di collina, a 428 metri d’altezza, noto per la produzione di un vino piuttosto forte.


Parcheggiamo l’auto in piazza Gesù Maestro oggi libera dal mercato che vi si svolge e ci avviamo a piedi lungo Via Piave, l’arteria principale che porta finendoci contro, alla parte antica del paese, costituita dal quartiere Bonifanti, con resti delle mura difensive che trattengono gli edifici stretti tra loro, lasciando spazio solo a vicoli ristretti tra una casa e l’altra, così stretti e addossati che perfino la Parrocchiale intitolata all’Assunta, ha la facciata prospiciente su un vicolo tagliato come una fenditura che la divide a poco più di un metro dall’edificio di fronte. Sono ancora visibili i tre portoni che chiudevano il vecchio abitato ormai pressoché fantasma.



























































Dalla punta estrema vediamo in controluce in lontananza, più in alto, Grisolia.


MAPPA itinerario


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