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I cammini minori a sostegno dell'economia dell’Italia minore

il Cammino dei Briganti

Oltre alle grandi vie battute da migliaia di camminatori ogni anno, c'è anche l’Italia degli itinerari minori, che passa lungo percorsi quasi sconosciuti, spesso abbandonati, dove il passaggio dei camminanti può fare la differenza per l’economia locale.

Compiere un cammino attraverso territori abbandonati e nei luoghi semi disabitati, può diventare un contributo al turismo responsabile e all'economia solidale, capace di ridare nuova linfa ai territori e ai popoli che li abitano. 
Più di quanto si possa immaginare, il passaggio dei camminanti e la loro testimonianza, resa virale anche attraverso internet e i social, possono rappresentare, infatti, un’opportunità dal potenziale economico enorme e determinare un cambiamento nella geografia del turismo locale, rivitalizzando realtà e salvando dall’oblio tradizioni, antichi mestieri e piccole attività commerciali.

Per queste ragioni la Compagnia dei Cammini, associazione di turismo sostenibile dedita ai cammini, ha deciso di creare viaggi a piedi in aree meno note, rilanciando itinerari da riscoprire e valorizzare, soprattutto dedicati al centro-sud Italia.
Ma quali sono i cammini da percorrere per favorire questo tipo di turismo? 

Ecco allora il Cammino dei Briganti in Abruzzo, che si svolge lungo l’antico confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie; si cammina seguendo le orme dei fuorilegge che scorribbandavano a cavallo tra Marsica abruzzese e Cicolano laziale. 
Qui, dopo l'avvio del progetto della Compagnia dei Cammini, sono arrivati centinaia di camminatori, favorendo la rinascita di strutture e paesi, lungo un percorso che, per anni, era rimasto un territorio marginale. 
Adesso in fase di riscoperta, i piccolissimi borghi che si attraversano, grazie a questo cammino, stanno riprendendo vita, anche grazie all’accoglienza delle poche persone che ci vivono e offrono l’opportunità di un incontro intenso e autentico con queste terre.

Il Cammino dei Briganti in Abruzzo rappresenta senza dubbio un percorso decisamente suggestivo che si sviluppa lungo itinerari dell’Italia Centrale, attraverso boschi e borghi della regione; 7 tappe per una lunghezza complessiva di circa 100 km, che ripercorrono le antiche vie dove, durante l’Unità d’Italia si nascondevano i briganti, nella zona di confine tra la Marsica e il Cicolano. 

Sante Marie

Il viaggio comincia da Sante Marie, in provincia dell’Aquila, per andare verso Santo Stefano, un percorso di 5,6 km di difficoltà medio-bassa.

Dopo aver pernottato in agriturismo e aver gustato qualche squisita specialità abruzzese, magari gli arrosticini, il giorno successivo si va alla volta di Valdevarri e Nesce
Il percorso di questa parte del Cammino dei Briganti è di 13,9 km e porta in alcuni dei più suggestivi borghi abruzzesi.



L’itinerario continua con la terza tappa, con partenza da Nesce e arrivo a Cartore, per una lunghezza complessiva di 16,6 km che ci portano alle pendici del Monte Velino, ideale per quanti intendono passare un weekend insolito nella più incontaminata natura dell’Abruzzo.

La quarta tappa parte da Cartore per dirigersi verso Rosciolo dei Marsi, per 8 km



Volendo, è possibile anche fare un’escursione verso il Lago della Duchessa, sebbene sia una camminata in montagna piuttosto lunga e impegnativa ma i boschi magnifici e le chiese che si trovano lungo il percorso ripagano ampiamente dello sforzo.



La quinta tappa parte da Rosciolo per concludersi a Casale le Crete, frazione di Tagliacozzo; lunga circa 14,5 km, questa tappa del Cammino dei Briganti permetterà di scoprire il Monte San Nicola, suggestivo monte al confine tra Abruzzo e Lazio. 

La sesta tappa si sviluppa per 14,7 km da Casale le Crete fino a Santo Stefano, dove i sentieri si addolciscono e permettono di godersi castelli e antiche costruzioni.

Il percorso si conclude infine con la settima ed ultima tappa, da Santo Stefano fino a Sante Marie, per 5,6 km.



Un altro esempio di cammino sostenibile, è quello dedicato ad un angolo della Calabria detta Grecanica, in quanto abitata da una minoranza linguistica denominata “Greci di Calabria”.

Roghudi

Una vera e propria isola culturale che parla una lingua derivante da quella di Omero e conserva usi e tradizioni millenari, tramandati di casa in casa, di focolare in focolare. 
Il viaggio offre la possibilità di scoprire un angolo poco conosciuto del Sud Italia, suggestivo nel periodo estivo come in quello invernale, con i suoi piccoli borghi e le montagne dell’Aspromonte “accarezzate” dalle limpide acque del mar Ionio, la vicinissima Sicilia e il maestoso Etna, che sono parte integrante del paesaggio.

Pentedattilo

Descrizione e Caratteristiche del percorso di Edward Lear nella Calabria Greca dal "Diario di un viaggio a piedi in Calabria e nel Regno di Napoli"

"Il sistema di viaggio che io e il mio compagno adottammo, allorché questi diari furono scritti, era il più semplice ed anche il meno costoso: abbiamo, infatti compiuto l’intero viaggio a piedi (…). In Calabria, un asino per caricarvi quel pò di bagaglio che avevamo portato con noi, ed una guida (…). Poiché in quelle province non ci sono alberghi, se non sulla strada carrozzabile che corre lungo la costa occidentale, il viaggiatore deve sempre contare sull’ospitalità di qualche famiglia, in ogni città che visita." 

Queste le parole di Edward Lear, paesaggista/viaggiatore inglese, tratte da “Diario di un viaggio a piedi in Calabria e nel Regno di Napoli” che narra il viaggio che questo viaggiatore inglese svolse nel 1847 percorrendo a piedi la Calabria in luoghi che definì esotici e dai cui paesaggi trasse spunto per realizzare numerose e preziose stampe.
Fu ospitato dalle famiglie dell’epoca che lo aiutarono a comprendere meglio la realtà economica, culturale e sociale locale.
A testimonianza del suo viaggio, alcuni Comuni della Provincia di Reggio Calabria gli hanno dedicato numerosi monumenti e targhe.

Sulle orme di Edward Lear nella Calabria Greca
Oggi, a distanza di così tanti anni, l’esperienza del viaggiatore inglese viene riproposta in chiave moderna
dalla Cooperativa Naturaliter con il viaggio dell'inglese. Traendo spunto dal suo racconto, già a metà degli anni ’90, è stata ideata una singolare proposta turistica basata sul viaggiare a piedi da paese a paese lungo sentieri naturalistici, accompagnati da guide locali e da asini al seguito per il trasporto dei bagagli.

Si pernotta nei Centri e nei Borghi in cui fu ospitato l’inglese in B&B e/o appartamenti.

Si tratta di un trekking non estremo, per gruppi organizzati composti da 6 a 24 partecipanti; 1 settimana, per ogni giorno camminate da 5 a 7 ore.


Un cammino di sette giorni tra i Centri Storici e i Borghi di Pentedattilo, Bagaladi, Amendolea, Gallicianò, Bova, Roghudi Vecchio e Palizzi, che si attua da marzo a giugno e da fine agosto a ottobre



Si parte dalla Località Prastarà di Masella nel Comune di Montebello Jonico, dove è posta una stele dedicata ad Edward Lear, per terminare dopo 8 giorni a nel Borgo di Palizzi Superiore


Norcia

Sempre sulla spina dorsale dell’Appennino, zona dimenticata dell’Italia c’è un altro cammino di grande apporto per il territorio: il tratto finale del Cammino di San Benedetto, da Norcia dove nacque, passando per Subiaco, dove fondò diversi monasteri, di cui rimangono Santa Scolastica e il Sacro Speco, a Montecassino, dove dettò la Regola. 

Il fascino di questo itinerario risiede, quindi, nel ripercorrere le tappe della vita di San Benedetto, traversando 2 regioni Umbria e Lazio, fino al confine con la Campania. 
Il cammino di San Benedetto è composto da 16 tappe, più o meno tutte di egual misura. 

Ogni tappa è lunga circa 20 km e lungo tutto il percorso, vi sono diversi posti dove riposare, dormire, lavarsi o mangiare. 


Subiaco: Sacro Speco

La prima tappa unisce Norcia con Subiaco, località in cui il Santo fondò numerosi monasteri.

L’itinerario, si snoda tra gli Appennini, passando per la cittadina di Cascia, famosa sopratutto per aver ospitato Santa Rita, che in questo luogo ha realizzato alcuni dei suoi celebri miracoli. 


Cascia

Dopo Cascia, il sentiero conduce verso Monteleone di Spoleto, famoso per essere uno dei borghi più belli d’Italia.


Monteleone di Spoleto

Continuando il cammino si prosegue toccando le gole del Melfa, popolari per essere un luogo di completa solitudine e pace interiore; motivo per cui, negli anni di San Francesco d’Assisi, hanno ospitato numerosi eremiti in fuga dalla loro vita quotidiana.


Gole della Melfa

Altra tappa del cammino porta a Roccasecca, dove è cresciuto San Tommaso d’Aquino. 


Castello di Roccasecca

Dopo 120 km, l’itinerario giunge infine al monastero di Montecassino, famoso per aver accolto San Benedetto negli ultimi anni della sua vita. 
Proprio in questo monastero è nato l’ordine benedettino, poi diffusosi molto rapidamente in tutta Europa.



Oltre all’itinerario per i camminatori, c’è anche un secondo percorso riservato agli appassionati della bicicletta. 


Infine, in Sardegna il cammino minerario di Santa Barbara nell’Iglesiente, per ripercorrere, tappa dopo tappa, nei paesi dei minatori, Gonnesa, Nebida e Buggerru, luoghi autentici, dove il turismo di massa non c’è e si cammina su scisti emersi oltre 500 milioni di anni fa, tra i più antichi d’Europa, su altipiani calcarei, su dune sabbiose, nella macchia profumata e piegata dal maestrale (vedi il servizio "Sardegna: il Cammino minerario di Santa Barbara inserito nell'Atlante dei Cammini d'Italia").


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