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Non solo Roma e Pompei, ma un'Itala minore con la M maiuscola, tra i siti Unesco, lontani dal turismo di massa


L'Italia ha la maggior concentrazione al mondo di luoghi entrati nel Patrimonio dell’Umanità, ma non tutti sono noti e visitati come quelli che sono ormai parte del grande circuito turistico internazionale.

Che l'Italia sia patria mondiale della cultura è un dato di fatto all'estero, quanto non altrettanto riconosciuto nel nostro paese.
Abbiamo il territorio in cui si concentra il maggior numero di bellezze artistiche, storiche, architettoniche, ingegneristiche e naturali dell’intero Pianeta: 53 siti presenti nell’elenco Unesco, uno in più della Cina, e l’Unesco lo ha ribadito recentemente, riconoscendo ancora una volta, tra i Patrimoni dell’Umanità, le ‘opere di difesa veneziane’ e le ‘antiche faggete’

Molto ancora è sconosciuto ai più. 
Tutti conoscono le grandi città d’arte come Roma, Firenze, Venezia, Napoli; i capolavori disseminati da Nord a Sud - il Cenacolo di Leonardo a Milano, la Piazza dei Miracoli di Pisa, la Reggia di Caserta -; i luoghi unici e suggestivi - Trulli di Alberobello, i Sassi di Matera, Castel del Monte -; quelli in cui è passata la storia - Valle dei Templi di Agrigento, Pompei, Ravenna paleocristiana -; le tante bellezze naturali e paesaggistiche - Costiera Amalfitana, Cinque Terre, Dolomiti -. 
Ci sono, però, siti che ancora non rientrano tra gli itinerari turistici pur nascondendo ricchezze uniche.
Si potrebbe perfino dubitare che siano nell’archivio Unesco.
Eppure basta raccontarne la storia per capire l’importanza che rivestono per l’umanità.  



Villaggio Nuragico di Barumini (Sardegna)



Nel cuore della Sardegna, nella sub-regione della Marmilla, si trova una testimonianza di quanto antica sia la presenza dell'uomo in quest'area geografica. 
Su Nuraxi”, infatti, è il villaggio nuragico più esteso e meglio conservato del mondo. Qui, a partire dal XVI secolo a.c., le popolazioni che abitavano questo territorio hanno iniziato a costruire edifici e villaggi. 
Un'opera che è proseguita nel tempo seguendo le varie fasi dello sviluppo della civiltà: dall'età del bronzo a quella del ferro. 
Terminando solo nel I secolo a.c. - in piena epoca romana – e rendendo “Su Nuraxi” uno degli insediamenti urbani più longevi dell'antichità.





I fossili di Monte San Giorgio (Lombardia)


Per capire come si è evoluto il pianeta terra, quali forme di vita abitavano il globo terrestre milioni di anni fa, per scoprire i vari stadi dell'evoluzione umana e come sia cambiato il clima attorno a noi un passaggio sul Monte San Giorgio è una tappa quasi obbligata. 
Questo massiccio (a forma piramidale) posto a sud del Lago di Lugano – fra Lombardia e Svizzera – è un punto di riferimento per la ricerca paleontologica mondiale. 
I suoi sedimenti terracquei, infatti, sono una delle migliori testimonianze del periodo Triassico. Oltre 21.000 esemplari fossili – tra cui 30 specie di rettili, 80 di pesci e un centinaio di invertebrati – che ci mostrano i mutamenti terresti nell'arco di circa 15 milioni di anni; cinque diverse formazioni fossilifere che mostrano il passaggio da un ambiente prevalentemente acquatico e tropicale a quello che conosciamo oggi. (approfondisci)




Villa Adriana e Villa d'Este (Tivoli - Lazio)

Come è possibile che in una manciata di chilometri si trovino due tra le massime espressioni di architettura antica e moderna? 
Basta visitare Tivoli per verificarlo. 
In questo Comune alle porte di Roma, infatti, due luoghi separati sono diventati il punto di riferimento per le costruzioni di tutto il mondo. 
Sono Villa Adriana e Villa d'Este






Villa Adriana, edificata per volere dell'imperatore Adriano nel II secolo d.c., è considerata il prototipo delle ville imperiali dell'antica Roma. 
Costruzioni monumentali, terme, piscine, tempietti, teatri: una sorta di città che si estende su 120 ettari. 






Villa d'Este, commissionata da Ippolito d'Este in epoca rinascimentale (1550), punta tutto su fontane, giochi d'acqua, terrazze, vialetti e una grande varietà di piante. Gran parte delle ville-giardino sparse per l'Europa prendono spunto dal suo progetto.

Paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato (Piemonte)


La cultura da tramandare non è fatta solo di arte, architettura e storia. 
È anche fatta di tradizioni, cura del corpo e dello spirito. 
In questo senso va la scelta d'inserire le Langhe, il Roero e il Monferrato – cosiddetti 'Paesaggi vitivinicoli del Piemonte' – tra i patrimoni dell'umanità. 
Non solo perché da queste terre provengono vini che sono quasi dei monumenti - Nebbiolo, Barolo, Barbera, Barbaresco, Moscato - ma soprattutto perché qui la mano dell'uomo ha saputo modellare il paesaggio rendendolo un capolavoro di geometria e cura del terreno. 
Una tradizione, quella dei viticoltori piemontesi, che si tramanda da secoli. 
E che in fondo non discosta molto dal concetto di arte.
Il sito si sviluppa lungo dolci colline coperte da vigneti a perdita d’occhio, inframmezzati da piccoli villaggi di altura e pregevoli castelli medievali, dove da secoli la viticoltura costituisce il fulcro della vita economica e sociale.



Si articola all’interno dei confini delle Province di Alessandria, Asti e Cuneo e di 29 Comuni, per un’estensione complessiva pari a 10.789 ettari
Dal punto di vista geografico, 3 aree si trovano nel comprensorio delle Langhe, 2 in quello dell’Alto Monferrato e 1 nel Basso Monferrato.
Nel loro insieme le zone selezionate rappresentano la qualità eccezionale del paesaggio vitivinicolo piemontese e della sua profonda e viva cultura del vino.



Il barocco della Val di Noto (Sicilia)

Modica

La Sicilia non è famosa solo per il mare e la natura incontaminata. 
La Trinacria è stata terra di dominazione ed ogni provincia, risente di influssi storico-architettonici differenti, a volte più di uno; dalla preistoria fino ai giorni nostri. 
Ma se parliamo di tardo barocco c'è solo un posto che ne è ancora oggi la testimonianza più fedele, almeno in Italia: la Val di Noto

L'area comprende il territorio delle province di Ragusa, Siracusa, Catania, Enna e Caltanissetta



Ma poi ci sono Caltagirone, Modica, Scicli, Palazzolo Acreide, Militello in Val di CataniaNotole stesse Ragusa, Agrigento e Catania
Tutte cittadine ricostruire dopo il devastante terremoto che colpì queste zone nel 1693, in pieno stile barocco. 
Un territorio che, oltre all'arte, stupisce con la natura: per trovare i canyon non serve andare in Arizona, basta girare per il centro della Sicilia.



L’area è ricca di parchi e riserve naturali tra i quali troviamo la riserva naturale di Vendicari, la riserva naturale Cavagrande del Cassibile, l’area marina protetta del Plemmirio, la Cava d’Ispica e tante altre zone verdi da visitare.



Della Sicilia, nel registro del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, troviamo anche le isole Eolie, l’Etna, la Valle dei Templi ad Agrigento, la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, Siracusa e la necropoli di Pantalica.



Zona Archeologica e Basilica Patriarcale di Aquileia (Friuli Venezia Giulia)




Oltre ad essere considerato uno dei borghi più belli d'Italia, la città di Aquileia è anche conosciuta come la 'seconda Roma'. 
Una replica in miniatura della 'città eterna', Aquileia, infatti, fu costruita proprio dall'Impero Romano nel 181 a.C. con la funzione di villaggio di confine; primo avamposto da cui far partire le campagne militari verso le terre dell'Europa e 'filtro' iniziale contro le invasioni barbariche. 
Divenne perciò un crocevia fondamentale nella rotta verso il Nord Europa. 



Per questo, oggi, la gigantesca area archeologica (con i resti del foro) e la basilica patriarcale di Santa Maria Assunta (con i mosaici antichi ispirati alla Bibbia e ottimamente conservati) sono di diritto nella lista Unesco (vedi Aquileia).




L’insediamento industriale di Crespi d'Adda (Lombardia)


Villaggio Crespi d'Adda Ingresso

Anche il lavoro è un patrimonio da preservare e tramandare. 
Per questo l'Unesco ha deciso di annoverare nel suo catalogo un luogo in cui i protagonisti, per oltre un secolo, sono stati gli operai. 
È il villaggio industriale di Crespi d'Adda, piccola frazione del comune di Capriate San Gervasio (in provincia di Bergamo). 
Qui, alla fine dell'Ottocento, la famiglia di imprenditori del cotone Crespi (da cui prende il nome il borghetto) decise di costruire a fianco del grande opificio una cittadella che ospitasse i propri dipendenti. 
Un'opera a metà tra capitalismo e filantropia, ancora oggi intatta: una cinquantina di casette - in mattoni, ferro battuto e cotto - che richiamano lo stile dei villaggi industriali inglesi. 



Un agglomerato urbano completo di tutto: dalla chiesa alla scuola, dal cimitero (con la monumentale cappella dei Crespi) al presidio del medico, dai villini dei dirigenti alla grande villa padronale. 
Non mancano orti e giardini che circondano gli edifici. 
Una sorta di ‘città ideale del lavoro’.




Val d'Orcia (Toscana) 



Nella bassa Toscana l'importante non è la meta ma la strada da percorrere per arrivarci. 
Perché in Val d'Orcia il patrimonio è il paesaggio: lungo la via Cassia, infatti, si susseguono colli e campagne a ripetizione. 
Un itinerario che, in parte, ricalca la traccia solcata dalla via Francigena
Per l'Unesco è la dimostrazione di come il Rinascimento abbia saputo ridisegnare la natura per abbracciare i quartier generali del 'buon governo', quelle città-stato che hanno dato vita all'esperienza comunale in Italia. 
Vigneti, oliveti, filari di cipressi, faggeti e castagneti sono ovunque, attorno alle decine di borghi medievali che popolano la valle. 
Da Pienza (secondo l'Unesco, e non solo, la 'città ideale') a Montalcino, da Radicofani a San Quirico d'Orcia, da Contignano a Bagno Vignoni. Un'esplosione di colori in ogni momento dell'anno, immortalata da pittori e cineasti. 
Il panorama, qui, è parte del viaggio. (Parco della Val d'Orcia)




L'orto Botanico di Padova (Veneto)



L'attrazione che ha fatto entrare Padova tra i siti Unesco non è né un monumento, né un sito archeologico, né una particolare architettura, bensì un orto, il più antico giardino botanico universitario esistente. 
Avviata nel 1545 come riserva di piante officinali, per uno tra i più longevi atenei italiani - per mettere a punto nuovi medicinali naturali - l'immensa collezione custodita dall'orto padovano si è arricchita nei secoli fino ad arrivare a sfiorare le 6.000 specie vegetali
Al suo interno, per conservare meglio le piante, sono stati costruiti 5 ambienti distinti che riproducono le diverse condizioni ambientali in cui vivono: la macchia mediterranea, la roccera alpina, le acque dolci (alimentate da una sorgente termale), l'area delle piante succulente, la serra tropicale per la vasta varietà di orchidee. 
Un luogo di 'pellegrinaggio' per appassionati ma soprattutto per scienziati di tutto il mondo. (sito Orto Botanico)




L'arte rupestre della Valcamonica (Lombardia)


In Italia è possibile avere un saggio praticamente di qualsiasi arte, compresa quella più antica: l'arte rupestre. 
La nostra 'capitale' dei graffiti è la Valle Camonica, a nord del lago d'Iseo (in Lombardia). 
Un centinaio di chilometri in cui è facile imbattersi in una delle circa 300.000 incisioni lasciate in eredità da 8.000 anni di storia, dal Mesolitico al Medioevo
Una delle più grandi collezioni di petroglifi al mondo. 
Le oltre 2.500 rocce sono poste su entrambi i lati della valle e sono divise in 8 parchi tematici, tra cui spiccano quello di Ceto, Cimbergo, Paspardo e dei Massi di Cemmo
Raccontano l'evoluzione degli usi e costumi dalla preistoria all'epoca moderna. 
I graffiti più antichi – risalenti al Mesolitico e all'alto Paleolitico – si trovano nel comune di Darfo Boario Terme.






Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica (Sicilia)



Molti siti siciliani sono compresi nel patrimonio Unesco, e tra questi, anche Siracusa la "città più bella della Magna Grecia" (come la definì Cicerone). Bizantini, Arabi, Greci, Romani, Normanni, Borboni, Aragonesi, qui, dall'VIII secolo a.C., ognuno ha lasciato un pezzetto della sua storia. 





Il cuore pulsante è sicuramente l'isoletta di Ortigiaraggiungibile via terra dal centro urbano, con i templi antichi e le costruzioni del V secolo a.C.. 



Della dominazione romana, invece, resta soprattutto l'anfiteatro



Mentre dai bizantini ha ereditato il Castello di Maniace, ma soprattutto la vicina 



necropoli di Pantalica: 5.000 tombe scavate nella roccia e una cittadella - dominata dall'Anaktoron (il palazzo del principe) - in cui è conservato un mare di reperti; il tutto immerso in un'oasi naturalistica ricca di vegetazione e specie animali protette.





I Sacri Monti (Piemonte e Lombardia)



Arte, architettura, religione e natura si sposano nel lungo pellegrinaggio che unisce i Sacri Monti di Piemonte e Lombardia, percorsi devozionali tra gruppi di cappelle e costruzioni votive (chiese, calvari ed edicole) che custodiscono affreschi, statue, dipinti ispirati alla Bibbia. 
Nati nel 1500, su iniziativa del vescovo di Milano Carlo Borromeo, per dare la possibilità a chi non poteva recarsi in Terra Santa di svolgere il proprio percorso di fede in patria, nel tempo sono diventati un punto di riferimento non solo per i fedeli ma anche per gli amanti dell'arte religiosa e delle vallate prealpine. 
Da non perdere quelli piemontesi di Varallo Sesia - 45 cappelle e la basilica dell'Assunta - 




di Serralunga di Crea - 23 cappelle nel cuore del Monferrato -, 




di Orta San Giulio




e il Santuario di Oropa.




In Lombardia, invece, meritano un visita al Sacro Monte della Beata Vergine di Ossuccio (vicino Como)



e, infine, il Sacro Monte del Rosario di Varese.




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