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Sardegna: a Senorbì cambia aspetto la vecchia casa-museo


Volgono al termine i lavori per l'ampliamento del museo civico archeologico Sa Domu Nosta e per la realizzazione, all'interno dello stesso edificio in via Scaledda, di una mediateca multimediale e di una biblioteca nuova di zecca.

Era necessario risolvere i danni causati dalle infiltrazioni delle acque meteoriche e dalle muffe diffuse nelle sale espositive.
Il Comune ha quindi dovuto mettere nuovamente mano al portafogli per completare una serie di interventi per un importo complessivo di 71mila euro.
Soldi che vanno ad aggiungersi ai 500mila euro ottenuti, nel 2010, attraverso l'adesione al protocollo d'intesa "Consorzio dei Laghi e Turismo fluviale" finalizzato alla valorizzare delle risorse storico-culturali e utilizzati per finanziare la realizzazione di una nuova sala per le esposizioni e di un locale da destinare all'apertura della mediateca e biblioteca da mettere a disposizione soprattutto degli studenti. (Fonte UnioneSarda.it)

Il museo

Il museo museo civico archeologico Sa Domu Nosta è un’istituzione di pregio culturale sistemata in una casa ottocentesca con il loggiato (sa lolla), l’acciottolato del cortile (s’impedrau), il pozzo e le stalle.
È dedicato all'archeologia della Trexenta e documenta la continuità dell'insediamento dal Neolitico recente all'età medioevale. 
I reperti provengono sia da abitati sia da necropoli e comprendono manufatti fittili e litici delle culture prenuragiche della Sardegna. 
Un cospicuo lotto di materiali, tra cui numerosi manufatti di importazione greca e centro-italica, proviene dall'insediamento rurale di età punica di Santu Teru. 
A questo abitato era connessa la necropoli a camere ipogeiche di età punica e tardopunica di Monte Luna, dove tombe a pozzo e a fossa hanno restituito anfore a fasce dipinte, brocche a bocca trilobata, piatti, lucerne, coppe, monete dei secoli IV e III a.C., anelli e pendenti in oro con scarabei incastonati, orecchini, collane, bracciali, rasoi in bronzo, i ricchi corredi che confermano l'esistenza di una fiorente comunità. 
I corredi funerari sono costituiti da anfore, brocche, coppe, piatti, lucerne e bruciaprofumi, ma sopratutto da monili in oro, argento, bronzo e ferro, alcuni dei quali di pregevole fattura. 
Numerose le collane e gli amuleti in pietra dura, avorio, vetro, pasta di talco e pasta vitrea, e gli scarabei in corniola e diaspro verde. 
Non lontano dalla necropoli, a Santu Teru, sono stati individuati anche i resti dell’abitato cui appartengono quasi certamente i corredi funerari. Gli insediamenti sono stati inseriti nel Parco archeologico di Monte Luna (2 km circa a sud-est dell’abitato), all’interno del quale sorge un complesso ricettivo con una saletta didattico-espositiva. 
È lo stesso museo a ricordare che Monte Luna ha conosciuto insediamenti anche più antichi di quello punico, come dimostrano i frammenti di ceramica decorata, le lame e le cuspidi in ossidiana databili al IV millennio a.C. Comunità neolitiche erano ben presenti, però, anche in altre aree del territorio di Senorbì: dalla località Sa Turriga proviene il più grande ed elegante degli idoli sardi di dea madre, una statuina di oltre 42 cm d’altezza, di tipo cicladico (ora al Museo archeologico nazionale di Cagliari).
La rassegna dei materiali è arricchita dalla ricostruzione di una deposizione in anfora (a ''enchitrysmós''). 
Completano il percorso espositivo, corredato da pannelli didattici anche in inglese, una sezione etnografica che ricostruisce una tipica cucina campidanese e un ambiente per le mostre temporanee. 

Perché è importante visitarlo

Il museo raccoglie le testimonianze archeologiche provenienti da un territorio abitato sin dall'età preistorica ma profondamente modificato dalla politica latifondista di Cartagine. Il pezzo forte della collezione è costituito dagli scarabei e dalle oreficerie. 

Servizi

Esiste un servizio guardaroba. 
Esiste un servizio di visite guidate sia al museo (compreso nel prezzo del biglietto) sia ai siti archeologici del territorio (preferibile prenotare le visite di gruppo). 
È consultabile la biblioteca archeologica. Esiste una sala per le attività didattiche attrezzata con proiettore per diapositive, TV color, videoregistratore. 
Non esistono barriere architettoniche. 
Il laboratorio di restauro è attrezzato con frammenti ceramici di diverse epoche che possono essere manipolati anche dai non vedenti.

Informazioni

Indirizzo: via Scaledda 1 - Senorbì (CA)
Telefono: 070 9809071
Ente titolare: Comune di Senorbì 
Gestione: Cooperativa Sa Domu Nosta, via Scaledda, 1 - 09040 Senorbì 
Orari: 9.00 - 13.00 e 16.00 - 19.00; lunedì chiuso 
Biglietto: € 3,00 (intero), € 2,00 (ridotto ragazzi dai 6 ai 14 anni, gruppi di almeno 15 persone), € 1,50 (scuole materne, elementari e medie). Esenzione per bambini fino a 6 anni, anziani oltre i 65 anni, guide e accompagnatori 
sito internet: www.museodomunosta.it

Senorbì

E' comune italiano di 4.897 abitanti (Senorbiesi) della provincia di Cagliari (CA) nel Sud Sardegna.

Principale centro della Trexenta, posto nella parte centro-meridionale dell'isola a circa 40 km a nord di Cagliari, con due frazioni Arixi e Sisini.


Situato in una zona storicamente ricca, tanto da essere soprannominata "il granaio di Roma" per l'importante produzione di frumento, Senorbì ha consolidato e via via rafforzato negli anni l'importanza che occupa nell'ambito zonale.

La zona di Senorbì, e della Trexenta più in generale, fu abitata già in era prenuragica. 
Il ritrovamento della celebre Mater Mediterranea, idoletto cicladico del III millennio a.C. rappresentante la dea madre, testimonia anche gli scambi avvenuti con le civiltà protostoriche più evolute del periodo, come quella delle isole Cicladi.

Durante il periodo nuragico il territorio fu abitato con continuità. 
Probabilmente furono numerosi i nuraghi presenti nel territorio in quell'epoca. Nell'agro di Senorbì sono rimasti visibili solamente tre nuraghi: a Sisini, sul piccolo colle di Simieri e sul monte Uda. 
Un importantissimo reperto archeologico di età nuragica è stato ritrovato nelle campagne di Senorbì: si tratta del Miles Cornutus, custodito nel Museo archeologico nazionale di Cagliari.

È particolarmente difficile datare la nascita del paese: i primi documenti scritti in cui appare il nome di Senorbì risalgono al 1100
Senorbì e la Trexenta seguirono le sorti del Giudicato di Cagliari e, successivamente, la dominazione pisana fino al 1324, anno in cui gli aragonesi sconfissero i pisani. 
Gli sconfitti però, all'atto della resa, riuscirono ad ottenere dai vincitori di conservare, sotto forma di feudo, le ricche e fertili regioni di Gippi, Parteolla e Trexenta.

Il paese fu duramente colpito dalla peste nel 1681: il terribile morbo decimò la popolazione. Su circa 500 abitanti si contarono 128 morti. 
Nel 1681, a causa della peste, alcuni abitanti dalla periferia, come quelli di Segolaj, decisero di trasferirsi a Senorbì.

Il paese seguì le vicende sarde in modo quasi inconsapevole: l'isola passò in mano all'Impero Austriaco per pochi anni per poi diventare parte dei domini sabaudi.
Nel 1943 Senorbì fu bombardata da forze aeree statunitensi che avevano come obbiettivo accampamenti tedeschi presenti nelle campagne.
Poi, negli anni cinquanta e sessanta, Senorbì vide crescere la propria importanza grazie allo sviluppo dell'agricoltura e del settore terziario.


Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Di rilievo architettonico, la chiesetta romanica di Santa Maria della Neve (sec. XIII), un tempo intitolata a San Nicola e facente parte del villaggio scomparso di Segolay; la chiesa parrocchiale di Santa Barbara e la chiesa di San Sebastiano.

Nelle campagne di Senorbì vi sono alcuni importanti resti di villaggi scomparsi intorno al XIV secolo: nei pressi del nuraghe di Simieri, al confine tra i territori di Senorbì, Selegas e Suelli, vi sono i resti di una chiesa intitolata a Nostra Signora d'Itria, un tempo facente parte del villaggio di Arco; la Chiesa di Bangiu, lungo la Strada statale 547 di Guasila in località Turretta, resti di un'antica villa romana
In località Corte Auda vi sarebbero alcune testimonianze del villaggio medievale di Aluda.

Siti archeologici

Nel territorio di Senorbì furono costruiti diversi nuraghi. Il nuraghe di Simieri, in parte ancora integro, si trova lungo la strada provinciale per Selegas. 
A poca distanza dal nuraghe Simieri, sono presenti tracce del nuraghe conosciuto col nome Corru Cottu, oggi quasi completamente distrutto.

Il secondo nuraghe era situato nel colle che oggi ospita il cimitero, alla periferia del paese; fu demolito per costruire la chiesa, ora divenuta cappella del cimitero, dedicata a Sant'Antonio. 
Un altro nuraghe, di cui rimangono solo alcune tracce, fu edificato lungo il confine con il comune di Barrali, in località Monte Uda.

In territorio di Senorbì, a poche centinaia di metri dalla frazione Sisini, sorge il nuraghe "Su Nuraxi"
Il sito è di notevole interesse, data la sua particolare tipologia, infatti, l'edificio presenta uno schema planimetro non consueto, riferibile a quello dei templi a pozzo: le dimensioni sono notevoli, l'asse maggiore è di 17,50 metri, la larghezza 12 metri, mentre il fronte dell'atrio di ingresso misura 10 metri.

Ferrovie

L'abitato è attraversato dalla ferrovia Cagliari-Isili dell'ARST, che presenta due scali nella parte orientale del paese: il principale è la stazione di Senorbì, attivo dal 1888, a cui poco più di un secolo dopo si è aggiunta una omonima fermata per servire l'area dell'Istituto Einaudi. 
Dal comune partono treni (sempre a cura dell'ARST) aventi destinazione Monserrato, Mandas e Isili.


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